Diffamazione online aziendale: come smascherare l’autore di recensioni false e post anonimi
Una stella su Google, una recensione feroce su Trustpilot, un post anonimo su un forum di settore: “Attenti a questa azienda, non paga i fornitori”.
È falso. È diffamatorio. E spesso arriva nel momento peggiore, magari durante una trattativa per un finanziamento.
Ma chi l’ha scritto? La piattaforma (Google, Meta) non rivela i dati dell’utente senza un provvedimento del giudice.
Il reato: diffamazione (Art. 595 c.p.)
La diffamazione online è aggravata dall’uso di mezzo telematico. La pena aumenta, ma la difficoltà investigativa anche.
L’autore sa di essere protetto dall’anonimato e utilizza:
- Connessioni WiFi pubbliche.
- VPN.
- Account intestati a persone inesistenti.
Come si smaschera l’anonimo
Il forense informatico non “hackera” Facebook. Segue la strada legale e tecnica:
- Acquisizione pubblica della pagina/web (screenshot con certificazione temporale, testimoni digitali).
- Reperimento tecnico degli IP attraverso rogatoria o denuncia/querela.
- Analisi incrociata degli orari di pubblicazione con i turni di lavoro, le postazioni aziendali, le connessioni WiFi interne.
Il caso
Una concessionaria auto riceveva recensioni negative da un account “Mario Verdi”. Abbiamo notato che le recensioni venivano pubblicate sempre il martedì mattina. Incrociando i turni, abbiamo identificato un dipendente che il martedì era in ferie ma risultava connesso alla rete WiFi aziendale (tramite cellulare) esattamente negli stessi minuti. Ammissione immediata.
La reputazione si difende
La diffamazione non è solo un danno d’immagine. È un danno economico quantificabile. Il cliente che non firma il contratto perché ha letto una recensione falsa è un danno risarcibile.
Hai recensioni false o profili anonimi che ti danneggiano? Ogni giorno che passa, il danno aumenta. Interveniamo subito per cristallizzare le prove.
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